Vivendo e cantando. Forza Visa, ora e sempre.

29/04/2012, XXVII di campionato

SSD SEMPREVISA – Sant’Elia Fiumerapido 3 – 1

Eppure è da riprovare. Guardare la partita – a distanza di anni dall’ultima volta – dalla fu Curva Capreo ( il nome è ripreso dal Monte che sorge  alle spalle del “Galeotti”) ha avuto un particolare fascino. Non tanto per la visuale  – che anche dalla tribuna non è niente male – ma per tutt’altro ordine di fattore: decenni fa questa era la sede del tifo paesano più passionale, dove un’imponente schiera di uomini, tutt’insieme come un’unica cosa, partecipavano attivamente alla gara. Quelle sentinelle spingevano i biancoverdi all’attacco quando la Visa attaccava verso la porta che dà sull’ingresso del campo, oppure chiamavano a sé i propri eroi in calzoncini se questi offendevano verso la curva stessa. Una spinta o un traino, di fattto, a seconda della metà campo che di volta in volta i biancoverdi occupavano. Ecco, ieri spontaneamente in almeno cinquanta ci siamo posizionati su quell’antica vedetta: da lì lo stupendo colpo d’occhio del campo, dei giocatori che lo riempiono, ma anche della tribuna affollata, se volgendo lo sguardo alla nostra destra; del cimitero, se spingendolo più in avanti; della torre, se alzando gli occhi verso l’alto. Praticamente, una splendida cartolina del Paese. Continua a leggere

Sei caduta per la prima volta. Ma io ti amo di più.

25/04/2012, XXVI di campionato

Castro dei Volsci – SSD SEMPREVISA 3 – 2 

Doveva succedere ed è successo: è arrivata la prima sconfitta stagionale. Adesso diranno che abbiamo mollato, che abbiamo tutto da perdere, che saremo condizionati fino alla fine. Diranno anche che avevamo in mano il campionato e lo stiamo buttando, che finalmente si sono ristabilite le gerarchie, che non era possibile potessimo trovarci soli al comando a quattro gare dalla fine. Lo pensano gli avversari ed è giusto sia così.  Continua a leggere

Galeotti, tu sei inviolabile. Posto un altro mattoncino.

22/04/2012, XXV di campionato

SSD SEMPREVISA – Posta Fibreno 3 – 0 

Chi siamo noi? I Biancoverdi. Per chi teniamo? Per la (Amata) Biancoverde. Quale parola designa nei cori, nelle discussioni al bar o sotto casa e in qualsiasi riferimento verbale la Semprevisa? “Biancoverde”. E con quale divisa giochiamo da una decine di domeniche a questa parte al “Galeotti”? Con quella nero-verde. E perché? Non si sa. Va così in scena lo strazio della maglia. In tutto questo non c’è logica. Sponsor, dovere di riconoscenza, esibizione sono nulla davanti alla maglia storica, nulla. Può capitare una volta, due, anche tre che s’indossi la seconda o terza divisa: di più è abuso. Ve l’immaginate – che so – l’Inter giocare a San Siro con un corredo giallo-nero? Impossibile. Nel tecno-tele-calcio (ricordi quando eri povero eppure bellissimo?) del 2000 cambia tutto e a troppo s’è dovuto rinunciare: ma alla maglia mai. Il feticcio che tutto riassume d’una squadra di calcio non può esser messo in discussione. Altrimenti, tanto varrebbe giocare a torso nudo.   

«Ciao Piermario, a te il nostro saluto dopo che hai smesso di faticare in vita, peraltro onorata al massimo su questa durissima Terra». «Ciao Carlo, salutiamo anche te che la vita l’hai presa a calci peggio d’un pallone e che, dopo esserti bruciato prestissimo in campo ti sei messo a denunciare i mali del calcio descritto come fango e sabbie mobili». Questo ha detto il silenzio dei presenti al Galeotti, tutti fermi e muti per Morosini e Petrini.  Continua a leggere

In morte di Piermario Morosini, calciatore.

17/04/2012
Piermario Morosini 05/07/1986 - 14/04/2012

Piermario Morosini 05/07/1986 – 14/04/2012

Esistono dolori universali. Sono, tra gli altri, i lutti degli innocenti o dei ragazzi, magari sorpresi alle spalle quando impegnati a svolgere il lavoro che loro chiamano passione. Piermario Morosini è morto così: mentre giocava a calcio. Lo considerava ragione di vita e diceva di correre in mediana anche per i genitori che non aveva più: “a loro avrebbe fatto piacere”, ripeteva. Fermatosi lui, anche il pallone ha smesso di rotolare: per un giorno, stadi – pieni o vuoti – silenziosi ovunque. Quanto valgono due righe a memoria di una persona mai conosciuta? Forse nulla. Ma scriverle, serve a illudersi possano aiutare a ricordare.

 

Morir giovani, dietro un pallone

T’ho negli occhi, Piermario Morosini,

giovane e bello, come si conviene agli eroi.

Caduto in uno stadio vicino al mare,

mentre correvi a difesa della tua area. 

Nei frammenti che eternano la fine,

v’è la Passione: cadi e ti rialzi tre volte.

Il cuore artigliato, la ribellione, il crollo.

Ma forse – chi può dirlo? – avevi dato abbastanza. 

In mediana è trasposta la lotta con la Vita:

orfano, perso un fratello, una sorella col suo male.

Sapevi della consolazione nella letteratura,

e – apprendo – la cercasti in Kundera. 

Una foto che tengo impressa t’immortala

candido con la maglia della nazionale,

accovacciato e a mani quasi giunte.

Dicono tutto, quegl’occhi malinconici.

 

È il gioco della Vita.

15/04/2012        

Piermario Morosini, 25 anni, bergamasco, centrocampista. Ieri, allo stadio “Adriatico” di Pescara, è crollato in campo con addosso la maglia del Livorno. La morte gli ha preso il cuore mentre stava correndo a difesa della sua area di rigore. Altri casi come il suo, tragici e senza risposta: Attilio Ferraris IV nel ’43, Mirko Taccola nel ’69, Renato Curi nel ’77 e Andrea Ceccotti nell’ ’87. Quando oltre la fredda cronaca non c’è altro da dire, può valere una poesia ad addolcire un ricordo. Per esempio questa (grazie al taccuino di Andrea Maietti che 33 anni fa partorì questo splendore):    

Lamento per Curi

Ti dimenticheranno,

ti dimenticheremo presto,
Renato Curi.
Sui giornali i titoli
si faranno man mano più piccoli,
poi – oh, tra non molto –
taceranno per sempre.
Così abbiamo dimenticato
altri  giovani, caduti
su altri campi: meno verdi
del tuo campo di calcio.

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La Semprevisa è la sua gente. Pareggio con rimpianto.

1/04/2012, XXIV giornata

Ssd Santopadre – SSD SEMPREVISA 1 – 1

Arce (FR) La tifoseria biancoverde in una vista dal campo

Arce (FR) La tifoseria biancoverde in una vista dal campo di gioco

La maglia biancoverde è il simbolo dentro il quale il tifoso si rivede nella sua interezza. Lì ritrova tutto della Semprevisa, e quindi di sé: la sua storia, le sue radici, la sua lingua. Guardandola ripercorre le gioie più grandi e le  più indicibili sofferenze (sportive) di 80 anni di calcio in Paese. Vi sono condensate le corse fatte di fughe e volate, i gol al volo e di rapina, l’esultanze sfrenate e la lacrime amare; puoi scorgerci le ossa rotte, le scazzottate e le strette di mano, il rimprovero del compagno, ma anche la sua piena solidarietà che come quella volta in campo non tornerà più. Infine – fissala bene a lungo – la maglia biancoverde reca i volti di tutti i figli che l’hanno trascinata nella piccola storia paesana, onorandola con la fatica del football.

Qui ad Arce (FR) oggi non s’è deciso il campionato e poco ce ne importa. Questo scontro diretto, però, ha rappresentato la sintesi della stagione. Continua a leggere