Avversario superiore, sconfitta meritata.

27/04/2013, XXXIII di campionato         

SSD SEMPREVISA – Polisportiva Ciampino 0-1

Gli Juniores biancoverdi hanno vinto il campionato provinciale. Con tre giornate d’anticipo, attualmente il miglior attacco, la difesa meno battuta e un primato conquistato e corroborato nel girone di ritorno.
Continuando con i numeri, a diciannove anni dall’ultimo trionfo giovanile: stagione 1989-’90, quando sul campo correvano i ragazzi del ’72-73 categoria “Allievi”, guidati da Agostino Gavillucci, in ambito calcistico ribattezzato “Trappattoni” (con due “p”, come da pronuncia dell’interessato).
Da allenatore ad allenatore, l’artefice del trionfo di oggi è Diego Gonnella, un invasato del ruolo che quando inizia la gara vive sotto ipnosi l’evento che gli scorre davanti gli occhi. Uno che allena come, di fatto, giocava: mischiando autorevolezza ad autorità, agonisticamente cattivo, perfezionista e intransigente su alcune regole cardine. È stato bravo a lavorare al meglio col gruppo che s’è ritrovato a settembre, a inserire con successo altri ragazzi arrivati a gennaio (molti acquistati in ottica prima squadra) mantenendo equilibri di spogliatoio che un allenatore deve sempre tenere in pugno (pena il suo suicidio sportivo).
Se si pensa che quello attuale è il secondo anno di mister Gonnella alla guida tecnica della Juniores, non c’è male.
Infine i ragazzi: loro giocano, loro faticano i colori che indossano, a loro oneri ed onori. Espediti i primi, adesso si godino i secondi. Complimenti. 

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Derby senza storia, vinto passeggiando.

22/04/2013, XXXI di campionato           

Ssd Segni Calcio – SSD SEMPREVISA 0-3 

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“Galeotti”, è l’impresa più bella.

17/04/2013, semifinale di Coppa Italia (gara di ritorno)         

SSD SEMPREVISA – Cedial Lido dei Pini 5-4 (dopo cdr)

2-0 (dopo tempi regolamentari) 

Il “Galeotti” è un eremo. Abitato da chi, bisognoso d’isolamento dall’universo-mondo, cerca un rifugio sicuro in fuga da dispiaceri qualsiasi. Alcuni giorni è pieno, altri meno, oggi deborda d’umanità varia. Anime biancoverdi ad elemosinare emozioni in cambio di passione per la sola maglia che le identifica: la Semprevisa. Ci sono i nonni, ci sono i padri, ci sono i figli. Dei simpatizzanti. Qualche curioso, persino. Qui ed ora, tutti condividono fortissimamente lo stesso desiderio: ribaltare un risultato avverso per approdare ad una finale di Coppa regionale mancante nella lunga storia del sodalizio lepino. Una storia fatta di poveri e sognatori.

Vb

Come poi, effettivamente, accadrà. (Foto di Valerio Caprino)

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Dal campionato, le motivazioni per la Coppa Italia.

14/04/2013, ventinovesima di campionato   

SSD SEMPREVISA – Palombara 4-0

In due, io e il mio amico Burruchaga, lanciati, buttati, stravaccati su una maceria a secco, sotto un ciliegio in fiore che ci protegge dall’invasività del sole e che al contempo filtra ventate d’aria gradevole. Al “Galeotti” è arrivata la primavera e ce ne stiamo insolitamente lontani dalla tribuna – come disse un grande – “per provare l’effetto che fa”. Qui isolati, guardiamo la partita commentandola anche, ma pure parlando di tante altre cose serie, semiserie, inutili senza seguire uno ordine logico negli argomenti, che intarsiamo come fili della stessa matassa: la forma fisica del tal giocatore; i rapporti umani strambi e mutevoli; il ruolo degli esterni alti nel 4-3-3; la rivoluzione dei costumi con la moda del “nudo” che impone di svestirsi ad ogni età; la sacralità dell’agone sportivo; la battaglia anti-fondotinta a difesa almeno di quei visi belli così al naturale; di cosa avremmo fatto di quel pallone se fossimo stati al posto del tal giocatore. Difficile da rendere la sensazione vissuta, data la sua purezza: abitanti di un luogo che pare essere il più remoto della Terra, ci sentiamo come pacificati dentro, alleggeriti del peso della personale croce che ognuno trascina con sé. Vorremo questa partita non finisse mai, che il sole resistesse altre ore, che nessuno venga a cercarci. Che questo d’animo discenda dalla fusione dell’uomo al luogo che in quel dato momento sta vivendo? Non si sa, però piace pensare sia così. 

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Colpo di coda Visa, arrivano tre punti.

07/04/2013, XVII di campionato 

Torrenova – SSD SEMPREVISA 0-1

Notizia di settimana, la cena biancoverde di solidarietà. Verso lo stesso sodalizio sportivo costretto, complici i tempi che corrono e scelte societarie rivelatesi errate,  a fronteggiare quotidiane difficoltà, economiche e non. Cena aperta a tutti: ex, simpatizzanti, cittadinanza. Che ha risposto bene nel suo apporto finanziario-creditizio, ognuno secondo le sue possibilità facendo emergere sopra ogni cosa l’affetto che lega queste persone – l’imprenditore, il commerciante, l’operaio, il precario, il pensionato – alla Semprevisa, evidentemente riconosciuta bene comune da preservare e tenere in vita come possibile, sempre. Cosa li spinge a tanto? Semplice: il bisogno di avere una storia da raccontare. Per questo attaccamento, si sente il dovere di ringraziare  quanti – e sono parecchi – spesso nell’anonimato, contribuiscono al bene dei nostri colori. W (ovvero non muoia mai) Semprevisa.

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Coppa Italia: sconfitti, non estromessi.

03/04/2013, semifinale di Coppa Italia (gara di andata)   

Lido dei Pini – SSD SEMPREVISA 2-0

Carpineto Romano. Campo "L. Galoetti". Accadeva meno di un anno fa.

Carpineto Romano (Rm). Campo “L. Galeotti”. Accadeva meno di un anno fa. 

Ore 14:00 d’un mercoledì di marzo con sole nel cielo colorato da nuvole spazzate da vento resistente. Da ogni dove – case, campagne, negozi, uffici, strade, vicoli e piazze nelle quali si trova – il tifoso biancoverde smette di fare quello che sta facendo, per mettersi in viaggio verso un luogo sconosciuto però da raggiungere per vedere Lei. La “Biancoverde”, impegnata in una semifinale di Coppa mai affrontata prima d’ora, gioca per un ritaglio di storia. Quando l’orologio segna le 15:55, nel piazzale antistante il campetto di provincia che ci ospita, uomini e donne scendono da macchine e autobus e s’incamminano a gruppetti lontani uno dall’altro. Sono facce che ad ogni passo si riconoscono e, una volta vicine, si sorridono. Dalla cancellata d’ingresso, visibili maglie biancoverdi dentro il perimetro di gesso che diverrà arena. Ora che il rito antico della comunione identitaria coi colori natii s’è ripetuto, la partita può incominciare.  Continua a leggere