Il viaggio della favola triste.

15 / 03 / 2015, Campo “L. Galeotti”, Carpineto Romano (Rm)

SSD SEMPREVISA     3

Colleferro Calcio         1 

ll derby doveva ancora iniziare.

In un campo sferzato dall’acquivènto di marzo, sotto un cielo imprigionato da una cortina di nebbia così fitta da dubitare tornasse la luce.

La pioggia gelida si faceva incessante, e per difendersi gli avventori si stringevano nelle spalle quasi volessero sparire. Ma erano lì, venuti spontaneamente. Resistevano.

Le squadre stavano allineate sulla mediana e la terna in blu le divideva. Nell’aria urla smorenti in bisbigli, quindi il fischio dell’arbitro a fermare cose e persone.

Gli occhi degli intirizziti in gradinata volsero al campo, dove undici uomini esponevano striscione d’addio. Improvvisamente, tutto tacque: il silenzio era religione. 

Servì un fischio uguale al primo perché il capitano della squadra imbracciasse un mazzo di fiori bianchi e verdi come la maglia che indossava e, tra gli applausi, coprisse cinquanta metri verso la tribuna gremita.

Pochi, misurati gesti. Si chinò sotto la gente che conosceva, adagiò quel profumo sulla terra inzuppata, tornò da dove era venuto: il suo compito era finito.

Quando un Monte protettore da dietro una delle porte incustodite chiese ad Eolo di trasportare quelle immagini per decine di chilometri, il Dio aveva già accettato prendendo a soffiare con tutta la sua forza. Finché sgonfiò le gote e riaprì gli occhi, esausto ma compiaciuto.

La storia aveva sorpreso una famiglia decimata che, per un istante, si sentì meno sola.

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