Settembre di Te.

20/09/2015, Carpineto Romano, Campo “L. Galeotti”, I giornata di campionato (Promozione, Girone C)

SSD SEMPREVISA                         2

Sporting Genzano                          1

Formazione: Cuomo (29’ Fiorini); Lucarini, Di Girolamo, Drogheo, Polidoro; Gurgui (77’ Cacciotti), Palombi (k), Flamini; Coluzzi (65’ Molle), Ciccarelli, Colafranceschi. A disp.: Baldassarre, Salati, Campagna, Turriziani. All.: Farinelli     

Marcatore: 80’ e 86’ Ciccarelli

Tra monte e cimitero, il campo. Protetto, più che nascosto. E affiancato dalla tribuna con gli astanti a tener crocchio. Là correvano in ventidue, ma esistevano soprattutto i locali. Indossavano la nostra povera storia pure se non lo sapevano. Qui, sognatori ognuno a suo modo. Il calcio è un postribolo d’anime vendute al soldo del ricco o del politico che lo piega ai suoi interessi? No, non del tutto: bisogna credere ancora alla forza dello sport di raccontare una favola.   

Sugli spalti in tanti, ma solo tu. Vestita d’una maglia morbida a lasciarti una spalla scoperta al caldo settembrino, tenace contro l’avanzare dell’autunno. Guardavi la partita con gli occhi neri e fondi fissi sul tappeto verde, solo a momenti infastidita dal barbaglio che ti faceva ricorrere a lenti scure, sistemate sulla testa ad arginare i capelli neri come la notte. 

Gara bloccata, imperante l’ordine tattico e non uno straccio di dribbling a ricordarci la poesia di questo sport. Frustrato ogni tentativo d’andarsene via palla a terra (qui, oggi; domani, altrove; sempre, ovunque), la noia era un’ombra che s’allungava al calar del sole.

Questa cosa qui, degli occhiali per cerchietto, t’esaltava i lineamenti del viso: semplici, delicati, regolari. Se eri truccata, non me ne sono accorto. Le tua labbra parevano d’un rosso naturale e mi andava bene così.   

Parità “bianca” al quarantacinquesimo, ma presto sarebbe dovuto succedere qualcosa. Infatti. Settantacinquesimo, angolo destinato all’area piccola e incornata solitaria dell’avversario incredulo di tanta libertà. Festa altrui, noi ridotti a gelido silenzio. Clessidra quasi vuota, eppure speranza.

Nella stanca della partita mi lasciavo rapire dal tuo profilo, trovando perfetto quell’orecchino beige penzolare dal lobo sinistro: ben si sposava al panna della gonna a doppio strato, col più lungo trasparente quasi al ginocchio.  Gusto e misura, a questo mi faceva pensare quell’abbigliamento.  

Tempo fratto spazio uguale velocità, che dicono sia prerogativa essenziale di questo gioco. Ma pure trovarsi al posto giusto all’accadimento degli eventi, per assurgerne a protagonista. E se c’è un ruolo deputato a questo cavalcare gli attimi, quello è il centravanti. Noi ne abbiamo uno che all’ottantesimo s’è mostrato tale nello spingere da due passi la ribattuta corta del guardiano ospite (reo d’errore, l’hanno sbertucciato. È appena un ragazzo, il ruolo che s’è scelto gli farà crescere le spalle).

Ti sei sciolta, allora. Dall’espressione assorta sei passata a una più leggera, a metà strada tra soddisfazione e incanto. Passavano i minuti e tormentavi l’orlo dei panni e sistemavi i capelli e ti mordevi il labbro inferiore, tutto con nervosa frequenza. Va bene, – mi son detto – guardo il resto dei minuti dalle sue pupille. C’ho azzeccato.

All’ottantaseiesimo, finalmente uno spunto vinto dal nostro dieci stretto sulla linea di fondo a scelta obbligata. Dov’era e com’era messo, poteva giocare solo a rimorchio. Qui ancora il ragazzo di prima a caccia del cuoio con le mani, ed ancora lo stesso sbaglio, ancora col suo carnefice al varco. Quando ha respinto palla lì vicino aveva già capito la sua fine: zampata rapinosa dell’impietoso delantero, 2-1 e sorpasso. Boato fragoroso, perché esploso dentro la conca in cui eravamo.

Il sussulto d’esultanza t’alzava senza pericolo la gonna, inselvatichiva la chioma già mossa, increspava le labbra in sorriso mentre donava agli occhi una luce altra: eri naturalmente bella. Quando una voce indistinta t’ha chiamata e ti sei girata, quel nome che ignoravo è stato il degno titolo del pomeriggio: Gioia.  

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86′, rimonta completata: 2-1. (P.s. Di noi, orrenda è la divisa).

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