Come Dottor Jekyll & Mister Hyde.

06/11/2013, IV di campionato         

SSD SEMPREVISA                 2

Gaeta                                       2

Formazione: Gavillucci; Molle, Carbonari, Orilia, Navarra; Santarpia, Pitocchi, Palombi; Pazienza (66′ Pazienza), Biasiotti (88′ Cacciotti), Di Florio (93′ Coluzzi) A disp.: Ciccarelli, Iovino, Santucci, Serafini All.: Liberati
Marcatori: 66′ Greco, 73′ Di Florio

A Roma, con Futbologia (http://blog.futbologia.org/), per una serata interamente dedicata al calcio popolare e culturale. Su tutto la presentazione del libro di Anthony Cartwright “Heartland”, romanzo che muove dal mondo del pallone per discutere dei cambiamenti sociali e dei conflitti profondi nell’Inghilterra post-Tatchter (Editore 66th and 2nd, 2013, 289 pag, 17 euro).
In sala l’autore e gli ideatori del blog futbologico: Cristiano Xho Presutti e Luca Di Meo Wu Ming 3. 
Tra i tanti validi spunti, quello dello stesso Di Meo che, a proposito della inarrestabile forza del calcio di produrre identità e appartenenza – le squadre di quartiere e di paese con le realtà che gli gravitano intorno siano ultras o semplici comunità di appassionati – mette in guardia da un rischio tanto concreto quanto taciuto. Posto che i “bei tempi non sono mai esistiti” (è un falso mito quello che decanta valori di un’età dell’oro nel calcio, perfetta e irreplicabile. Al massimo si può discutere se prima era meglio di adesso e, in effetti, lo era), quando gruppi identitari accomunati da una squadra del cuore o un progetto condiviso individuano un punto di origine di una presunta purezza dei valori ai quali ci si richiama però dimenticando di fare i conti (valutare, analizzare e confrontarsi) con le trasformazioni storiche, sociali e politiche in atto, si corre il pericolo della deriva estremistica e fascista (purezza, rigidità, rifiuto), cieca e inevitabilmente suicida. Dunque, per scongiurare questa eventualità e affinché questi gruppi non rimangano fine a sé stessi, è indispensabile che si interroghino sul loro scopo ultimo: qual è la loro finalità, cosa possono cercare di risolvere. Per dire: spingere sulla sensibilizzazione, sulle rivendicazioni e promuovere la responsabilità sociale dentro il mondo del calcio e non (dalla denuncia del progetto dell’amministrazione che vuol costruire un campo di gioco nei pressi di un inceneritore, alla richiesta verso le società professionistiche per fondare scuole calcio gratuite nei territori di riferimentoIn sintesi: è pienamente condivisibile il “no al calcio moderno”, ma per non farlo restare solo un bello slogan è cruciale il passo successivo: capire “cosa fare” per cambiare lo stato attuale delle cose e attivarsi in tal senso. 

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Fin troppo arrendevoli.

29/09/2013, “Comunale” di Artena, III di campionato             

Via Artena Calcio                   4

SSD SEMPREVISA                 2

Formazione: Hoaxha (56′ Ceccarelli); Ciancone, Carbonari, Origlia, Navarra; Molle, Pitocchi, Pucello; Passaretta (46′ Lanatà), Biasiotti (46′ Coluzzi), Di Florio A disp.:  Santarpia, Greco, Callarà All.: Liberati

Marcatori: 10′ Biasiotti; 92′ Di Florio

Bella perché popolare l’iniziativa della società sportiva locale, che nell’irrisorio prezzo del biglietto include istantanea lotteria con in palio un prosciutto, perfettamente in linea con la domenica dì di festa. Come direbbero nel dialetto locale con parola vagamente musicale per dire che una cosa “piace” o “dà godimento”, all’ospite venuto fin qui l’idea “accibba”. 

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Peccato Visa, e grazie di tutto.

18/05/2013, campo Comunale 8 Settembre di Frascati (Rm), Finale di Coppa Italia Promozione  

SSD SEMPREVISA – Futbol Club 0-1 

Vb

Cosa può voler dire “amare”.

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Finalissima, repetita iuvant e un consiglio.

16/05/2012     

Una sola raccomandazione: ripassare bene, ripassare tutti la storia di Davide e Golia.

La risposta è sempre nel Mito.

ORA E SEMPRE, FORZA BIANCOVERDE!!! 

Fischio d'inizio alle 18:00

Fischio d’inizio alle 18:00

 

Sul traguardo senza fiato.

05/05/2013, XXXV di campionato  

SSD SEMPREVISA – Almas Roma 1-2

Di tanto in tanto, sui giornali e nelle tv, torna di moda il dibattito antico e irrisolto su quanto sia importante un allenatore per una squadra e se si tratti di figura indispensabile o meno. Quesito che viene riferito al professionismo, dove alcune squadre composte da campioni plurimedagliati e di comprovata esperienza s’immaginano possano fare a meno di un uomo al comando che impartisca ordini (precursore – anzi, sognatore – di questo modello anarchico fu Socrates). Forse una risposta definitiva non esiste, ma pare condivisibile l’opinione di chi dice che nel professionismo l’allenatore di grandi squadre debba badare non a insegnare, sperimentare, innovare; semmai a “limitare i danni”, nel senso di non strafare, sposando la semplicità: A) mantenere un equilibrio tra tanti galli che vogliono primeggiare nello stesso pollaio B) trovare un equilibrio tattico che tiri fuori al massimo le potenzialità dei giocatori, senza star lì a inventare la luna (leggasi rinuncia ad ogni egocentrismo). Altra musica, il dilettantismo. Qui – almeno per chi scrive – l’allenatore è conditio sine qua non. Perché serve eccome una guida che sappia prima di tutto meritarsi fiducia e rispetto dai giocatori, assemblarli in squadra, comunicargli un credo tecnico, tenere lo spogliatoio. Dirgli che s’è tutti sulla stessa barca, ma che a guidarla è solo lui nel bene come nel male. Chiarendo che se s’arriva al porto, ci si arriva tutti insieme e che se  s’affonda, s’affonda lo stesso tutti insieme. Dunque non si tratta d’una figura di poco o minor conto come può accadere nelle categorie professionistiche. È invece la testa del gruppo, che insieme a un giovcatore-leader da lui scelti, tira la volata verso il traguardo stabilito. Senza un condottiero, si va a sbattere.

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Visa oggi, ovvero come complicarsi la vita.

01/05/2013, XXXIV di campionato

Nuova Sanpolese – SSD SEMPREVISA 2-1

Il fatto che si giochi di I maggio, festa dei lavoratori, e che lo sport non si fermi,  stimola una riflessione. Ovvero che il calcio può diventare in taluni casi per i più bravi anche un lavoro, ma resta un gioco soprattutto. Un divertimento quindi, serio perché fatto di regole precise senza le quali il gioco verrebbe meno, parola – “gioco”  – che erroneamente e troppo agevolmente si declina per classificare qualcosa di “non impegnativo, evasivo, poco serio” (Chi non s’è sentito dire almeno una volta «Qui si lavora, mica si gioca!»). Ed è proprio l’immortale aspetto ludico del calcio che rende l’agonismo una piacevole fatica l’argomento da opporre ai viziati (non tutti, please) del professionismo quando parlano di scioperi e riposi almeno nei giorni di festa, non già i miliardoni che guadagno per cui in molti pretendiamo sia giusto spremerli con quattro partite a settimana. Anche perché, almeno dei loro gonfiati stipendi, non hanno alcuna colpa.

Arrivare al campo e trovare i giocatori della squadra avversaria stravaccati su una panchina con la facce stanche di chi pare essere lì perché costretto sotto minaccia. Come per un riflesso condizionato, così anche i ragazzi Visa: forzati, stralunati, sfiduciati.

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Avversario superiore, sconfitta meritata.

27/04/2013, XXXIII di campionato         

SSD SEMPREVISA – Polisportiva Ciampino 0-1

Gli Juniores biancoverdi hanno vinto il campionato provinciale. Con tre giornate d’anticipo, attualmente il miglior attacco, la difesa meno battuta e un primato conquistato e corroborato nel girone di ritorno.
Continuando con i numeri, a diciannove anni dall’ultimo trionfo giovanile: stagione 1989-’90, quando sul campo correvano i ragazzi del ’72-73 categoria “Allievi”, guidati da Agostino Gavillucci, in ambito calcistico ribattezzato “Trappattoni” (con due “p”, come da pronuncia dell’interessato).
Da allenatore ad allenatore, l’artefice del trionfo di oggi è Diego Gonnella, un invasato del ruolo che quando inizia la gara vive sotto ipnosi l’evento che gli scorre davanti gli occhi. Uno che allena come, di fatto, giocava: mischiando autorevolezza ad autorità, agonisticamente cattivo, perfezionista e intransigente su alcune regole cardine. È stato bravo a lavorare al meglio col gruppo che s’è ritrovato a settembre, a inserire con successo altri ragazzi arrivati a gennaio (molti acquistati in ottica prima squadra) mantenendo equilibri di spogliatoio che un allenatore deve sempre tenere in pugno (pena il suo suicidio sportivo).
Se si pensa che quello attuale è il secondo anno di mister Gonnella alla guida tecnica della Juniores, non c’è male.
Infine i ragazzi: loro giocano, loro faticano i colori che indossano, a loro oneri ed onori. Espediti i primi, adesso si godino i secondi. Complimenti. 

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